Stile Urbano, l’appuntamento ricorrente per commentare il mondo della tecnologia, della privacy e dei diritti digitali, ospitato all’interno della cornice del Magazine internazionale MonteCarloStyle.
“Con gentile concessione di Montecarlo Style”
Vietare i social ai minori: dalla legge australiana al caso francese
Il 10 dicembre 2025 l’Australia è stato il primo Paese del mondo ad aver introdotto, con l’Online safety amendment, il divieto di iscrizione ai social network per i minori di 16 anni. In Europa, l’assemblea nazionale francese ha approvato il 27 gennaio 2026 un disegno di legge per vietare l’utilizzo dei social network ai minori di 15 anni a partire dal 2027. Nelle stesse norme si prevede un obbligo per le piattaforme di verificare questo limite d’età venga rispettato tanto per le nuove iscrizioni quanto per gli utenti già iscritti.
In entrambi i casi le motivazioni alla base dell’introduzione del divieto sono l’esigenza di limitare gli impatti negativi che i social media possono avere per la salute mentale dei bambini. Il problema, infatti, non è solo la sovraesposizione dei minori a contenuti violenti, sessualmente espliciti, o disturbanti ma anche una serie di rischi derivanti dall’interazione con le dinamiche intrinseche del funzionamento dei social network: dai meccanismi di gratificazione (ad esempio: il “like”), a veri e propri metodi utilizzati per mantenere gli utenti quanto più tempo possibili all’interno della piattaforma. Esistono infatti sempre più studi che confermano problemi correlati all’uso di social quali dipendenza, deficit d’attenzione, depressione e ansia, che diventano ancor più significativi quando i soggetti sono bambini nell’età dello sviluppo.
Di conseguenza, per tutelare i minori si è scelta la via del divieto. E di imporre ai gestori della piattaforma di verificare che solo i soggetti al di sopra di una determinata soglia di età possano iscriversi al social network. Ovviamente, introducendo meccanismi di verifica dell’età.
Sistemi di verifica dell’età: non solo un problema di privacy.
Verificare l’età degli iscritti al social è un obbligo che impone l’utilizzo di alcuni strumenti di controllo, con verifiche più o meno invasive. Alcune misure consentono di stimare l’età dell’utente dal suo comportamento, o i tratti del volto derivanti da un selfie, attraverso sistemi di Intelligenza Artificiale. Altre prevedono la combinazione della scansione del documento di identità con la scansione del volto, in modo simile ad alcuni sistemi di verifica antiriciclaggio online e l’applicazione di procedure “KYC” (Know Your Customer).
Questo significa raccogliere ed impiegare molti più dati personali, con tutti i rischi che ne possono derivare in caso di utilizzi abusivi o mancanza di una sicurezza adeguata. Il problema, però, non è solamente di privacy, ma di efficacia. C’è infatti la concerta possibilità non solo che queste misure vengano facilmente aggirate, ma che presentino dei margini di errore piuttosto significativi. Quest’ultima cosa già avviene ed è stata riscontrata più volte nell’applicazione delle tecnologie di stima dell’età che, al momento, presentano dei problemi di affidabilità.
L’importanza dell’educazione digitale.
La tutela dei minori online è un tema estremamente importante ed attuale, motivo per cui la politica ricerca soluzioni anche attraverso norme e tecnologie. Al momento non esiste un’unica soluzione che si possa dire funzionale ed efficace al 100%, ma questo non può essere un motivo per desistere. Piuttosto, deve valere come stimolo per considerare approcci che sono in grado di agire su più fattori, con il coinvolgimento di diverse professionalità ed esperienze da cui il decisore politico può attingere. La pedagogia, le neuroscienze, la psicologia sociale e la tecnologia, ad esempio, sono tutte materie in grado di offrire spunti e indicazioni utili.
Il ruolo dell’educazione digitale, tanto degli adulti quanto dei minori, è e rimane però un elemento fondamentale per sostenere qualsiasi soluzione si voglia intraprendere. Infatti, la comprensione delle tecnologie e delle dinamiche del loro funzionamento, nonché delle responsabilità e dei rischi che derivano dal loro impiego, produce l’effetto di aumentare in modo generale e diffuso l’utilizzo consapevole e sicuro delle stesse. Cosa che ha una ricaduta positiva a beneficio di tutti, minori inclusi.
Serena Urbano